Un caffè con Pino Meledandri... - Letteratura Alternativa

Un caffè con Pino Meledandri…

Romina Tondo intervista Pino Meledandri, autore del libro:
L’ospizio dei bombaroli

Ciao Pino!Benvenuto in questo spazio letterario di LA Edizioni…

Grazie Romina per avermi invitato.

Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Preferirei tre sostantivi: Liberté, Égalité, Fraternité,  ma se proprio dobbiamo andare sul personale credo che leale, generoso e romantico dovrebbero andar bene.

E come descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Idealistico, giustizialista e comico.

Se dovessi scegliere una colonna sonora come sottofondo musicale durante la lettura del tuo libro, quale “pezzo” sceglieresti?

“Todo Cambia” cantata rigorosamente da Mercedes Sosa.

Tutto cambia nella nostra vita, è nella natura delle cose, tranne gli ideali, cioè la speranza che tutto cambi in meglio.

“L’ospizio dei bombaroli” come nasce e quale messaggio vuole trasmettere ai lettori?

“L’ospizio dei bombaroli” nasce come il racconto della maturità, quando ti accorgi che non hai più le energie per combattere i preconcetti, i pregiudizi razziali, quelli religiosi, quelli sessuali e che non hai più tempo per far ragionare gli irragionevoli e neanche per rivoluzionare la tua vita stessa. C’è solo una cosa che si può ancora fare da vecchi, educare, essere di esempio, e soprattutto ridere, perché ridere è la chiave di volta per cambiare noi stessi e gli altri.
Il messaggio che il mio romanzo vuole trasmettere?
La memoria, il rispetto e la riconoscenza a chi ha lottato per la libertà.

Un tema, potremmo dire, quasi sociale e politico, avvolto nel “giallo” … Anziani temerari con un grande senso di giustizia e che, forse, non hanno più molto da perdere, magari un po’ folli. Anarchia e demistificazione del potere. Ribellione. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui esplode l’incertezza verso questa “metamorfosi” del sistema politico italiano, quanta connessione c’è tra romanzo e realtà?

Il mio romanzo è un sogno che vorrei fosse realtà. Il romanzo è frutto della mia fantasia ma anche delle mie esperienze di vita, dei miei ideali, non può perciò discostarsi così tanto dalla realtà, dai periodi storici che ho vissuto e dalla contemporaneità che mi circonda. C’è un vecchio film che molti dovrebbero andare a cercare e rivedere: “Quant’è bello lu murire accisu” del 1976 per la regia di Ennio Lorenzini. Il film narra di Carlo Pisacane, amico di Giuseppe Mazzini, che nel 1857 partì con 24 compagni da Genova allo scopo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle due Sicilie.
Nel tragitto si fermò a Ponza dove liberò 323 galeotti, per lo più prigionieri politici, e poi sbarcò a Sapri, ma senza armi Pisacane con i suoi 300 uomini venne sconfitto. È l’impresa alla quale il poeta Luigi Mercantini dedicò una delle più conosciute poesie risorgimentali, la Spigolatrice di Sapri, che contiene la celeberrima ripetuta strofa: “Eran trecento eran giovani e forti, e sono morti”.
Tutti i rivoluzionari muoiono in effetti, ma negli ultimi fotogrammi del film c’è il messaggio del regista: un anonimo contadino, tra l’indifferenza di tutti per quei corpi morti, raccoglie un fucile e lo nasconde tra i suoi vestiti. Quell’unico contadino ha capito le reali intenzioni di quegli uomini e ne coglie l’eredita. Con quel gesto di raccogliere il fucile e nasconderlo, c’è l’augurio, la speranza che forse qualcuno seguirà l’esempio di quei giovani.  Così la loro morte non sarà più vana.

C’è un personaggio chiave all’interno di questa storia? Ce lo racconti?

Il notaio Francesco Gori, pronipote dell’avvocato Pietro Gori, è la voce narrante di tutto il romanzo, è il personaggio in cui forse mi sono immedesimato.  Ci sono anch’io nel romanzo questo è il vero scoop, l’amico del notaio, padre delle due avvocatesse che lavorano nello studio del notaio, l’amico di origine greca che vive nelle Marche, ebbene “c’est moi”. Meledandri viene dal greco melle e dandros, albero del miele, e infatti sono di Taranto che fu la capitale della colonia greca in Italia, una colonia più grande della Grecia stessa tant’è che i romani la chiamavano Magna Grecia.

Il tuo libro ha raggiunto le 100 copie vendute in crowdpublishing, un buon risultato per un preordine, quali sono state le impressioni tra gli amici e i lettori che lo hanno letto?

Confesso, con mio rammarico, che non mi hanno contattato in tanti, gli unici che hanno avuto voglia di esprimere un commento, non richiesto, sono un vecchio amico che non vedevo da trent’anni e una vicina di casa, allego i loro messaggi così come li ho ricevuti:

  • Pino ho ricevuto il libro e l’ho letto tutto d’un fiato… mi è piaciuto tantissimo…mi sono divertita…ho riflettuto…ho ricordato e mi sono anche commossa perché hai toccato le corde del mio cuore bombarolo. Ora l’ho passato a Gabriele….non so se lo sai, ma è iscritto all’ANPI da quando ha 14 anni e ne è parte attiva…e noi con lui. Davvero complimenti!!!!! Un abbraccio!!!! Virginia
  •  Ciao Pino, spero che tu possa leggere questo messaggio e che non ti trovi al gabbio per istigazione a delinquere. Ho ricevuto e letto il tuo libro (sono un po’ lento a leggere, me la prendo comoda). Ti voglio fare i miei complimenti per questo trattato sulla drammatica storia recente, sulla politica insurrezionalista, sulla filosofia e la medicina con riferimenti letterari, il tutto infarcito di ironia e tratti di comicità. Non ho mai avuto modo di parlare a lungo con te; perciò, sono gradevolmente sorpreso di questo tuo, per me, sconosciuto talento. Non condivido alcune parti di ciò che hai scritto, ma questo non mi impedisce di apprezzare il tuo lavoro che, immagino, sia stato molto impegnativo. Bravo! Antonello

Pino, non sei “social” e conosciamo poco di te. Chi è Giuseppe (Pino per gli amici) Meledandri?

Cara Romina, consentimi di dire perché non sono social, che è quasi una bestemmia di questi tempi. Ho conosciuto gente che dice che se non hai un account Facebook, Instagram o Twitter non sei nessuno. Datemi allora due tre minuti del vostro tempo, pazientate un attimo, vi spiego il mio punto di vista.
Nella società attuale sapienti comunicatori, tecnocrati dalle menti eccelse, e innovatori eruditi sono riusciti a distorcere il progresso tecnologico a favore degli interessi economici di pochi.
Pensate al cellulare, per esempio, una conquista della tecnologia senza alcun dubbio. Ricordo che una sera, di tanti anni fa, pioveva a dirotto, ero bloccato nel traffico romano con la mia macchina e non sapevo come fare per avvisare che sarei arrivato tardi alla collegio docenti.  Aprii il finestrino mentre passava in fretta un anonimo signore, procedeva frettoloso riparandosi sotto un grande ombrello, gli chiesi una cortesia, gli consegnai un bigliettino con il numero da comporre ed un gettone telefonico pregandolo di recarsi nella cabina telefonica più vicina ed avvisare chiunque avesse risposto che il prof. Meledandri era bloccato nel traffico. Lo sconosciuto signore lo fece senza battere ciglio (riflessione sulla solidarietà e sull’umanità dei nostri simili, solo a chiedere una mano). Pensate che bella cosa che è, oggi, chiamare con il cellulare ovunque ci si trovi e con qualunque condizione metereologica ma… che uso fanno i ragazzi del cellulare? Internet. Quale meravigliosa soluzione per dare la possibilità di consultare a distanza libri, dizionari, enciclopedie e raggiungere amici in qualunque parte del mondo si trovino, ma… che uso fanno i giovani di internet?
Quanti ne conoscete che usano internet per arricchire ed aprire la propria mente? Eppure, ero convinto che con le nuove tecnologie le nuove generazioni sarebbero cresciute intellettualmente e scientificamente meglio di quelle precedenti.

Non è certo colpa dei giovani, per carità, ma di chi ha inventato i sistemi di distrazione dall’uso appropriato di cellulari ed internet. (Pensate sia colpa dei vecchietti se si sparano mezza pensione comprando i gratta e vinci?)
Pensate davvero che i “social” servano? Certamente fanno vendere di più qualunque prodotto, rendendo ancora più globale la società dei consumi, arricchiscono oltremisura alcuni, ma non invadono per contro la privacy di tutti? Cosa c’è dietro “il bisogno” di avere una pagina Facebook? Non è forse la carenza di rapporti umani diretti, di relazioni interpersonali reali? Sia ben chiaro non è nella natura dell’uomo rifuggire dalla socialità il fatto è che vivere in socialità è quasi impossibile.  Non abbiamo più tempo per uscire e vivere fuori, così viviamo la socialità all’interno delle nostre case, in una camera, dentro uno schermo, leggendo quello che dice il tuo interlocutore invece di guardare le sue labbra e i suoi occhi. Io mi rifiuto di essere rappresentato dalla realtà virtuale. Non me ne vogliano gli amici che ci leggono, ognuno è libero di fare ciò che vuole, io non sono nessuno per giudicare, ma lasciate che delle mie scelte sia consapevolmente convinto.

Tuttavia, Romina mi chiede di presentarmi, dire chi io sia, ed ora ci provo.

Sono un tipo cicciottello perseguitato dalle figlie che mi vorrebbero a dieta. Sono un prof. in pensione tornato a vivere all’aperto dopo una lunga detenzione di ben 37 anni in aule anguste piene di banchi, poche finestre e perennemente illuminate da luce artificiale. Mi sento un ergastolano che ha conquistato la libertà dopo aver scontato la pena. Una pena, nel mio caso particolare, non del tutto sgradevole, perché insegnavo una delle materie più belle e invidiate dai miei colleghi: fotografia pubblicitaria negli Istituti per la Grafica e nei Licei artistici. Alla prigione diurna dell’aula scolastica ho alternato per tredici anni un’altra prigione, un aula molto più grande e con discepoli più grandi, l’università statale, dove insegnavo con mia somma goduria Fotografia di moda o meglio a interpretare i linguaggi dei più grandi fotografi di moda. Ho scritto diversi libri di fotografia (testi didattici) e di mie fotografie (Le scritte sui muri del’77 fu un vero best seller). L’ospizio dei bombaroli è il mio quarto libro di narrativa. Mi piace scrivere.
Sono rimasto senza genitori molto presto, sono cresciuto in fretta. Ho girato mezza Italia, perciò odio i traslochi, poi, per lavoro e per amore, mi sono fermato a vivere a Roma, la città più bella del mondo .ma non per chi ci vive! Ora passo la maggior parte dell’anno nelle Marche, a San Benedetto del Tronto dove ho ancora i miei amici di quando avevo vent’anni, pranzo insieme a loro ogni sabato, perché loro hanno messo su un azienda agrobiologica e producono un vino rosso che è uno sballo, premiato innumerevoli volte ed al quale ho avuto l’onore di dare il nome: Barricadiero.
Ho comprato terra vicino ai miei amici, ho piantato un frutteto e un uliveto (che vedranno i miei nipoti, se ne verranno). Su un quadrato di terra ho piantato 7 file di piante officinali diverse:

LAVANDA, IPERICO, BORRAGINE, ELICRISO, ROSMARINO, TIMO, ALLORO.
Indovinate perché?

Grazie, Pino per la tua disponibilità, vuoi aggiungere dell’altro a questa chiacchierata e salutare i lettori di Letteratura Alternativa Edizioni?

Grazie a te Romina. Saluto tutti… tutti quelli che compreranno il mio libro e, a quelli che non lo compreranno li invito a venirmi a trovare nelle Marche, saranno miei ospiti a pranzo (spero che dalla prossima estate il mio rifugio sia pronto per l’accoglienza, male che andrà, si mangerà in camporella) previo acquisto di una copia de “L’ospizio dei bombaroli” (scherzo off course).

Autorizzo Romina a dare la mia mail a chi lo desidera, ma non mandatemi a quel paese, mi dispiacerebbe da morire, vorrei vivere in pace con tutti (ce l’avete presente “Imagine”? Do you rimembra John Lennon?)

AVE! LETTORI ALTERNATIVI!  

Grazie Pino! Ascoltiamo in religioso silenzio questo bellissimo brano.

Alla prossima con…
Un caffè con l’editore!
Romina Tondo

 

 

 

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